«Ho avuto una reazione di tristezza, di amarezza e di preoccupazione – spiega il numero uno dei vescovi italiani in un’intervista ad Avvenire, riferendosi all’ammissione da parte dell’Aifa anche in Italia della Ru486 – perché penso che questa decisione rappresenti una discesa della civiltà del nostro Paese, nel senso che laddove la vita umana nella sua integra dignità non è riconosciuta, ma è offesa e ferita ulteriormente, certamente non si può dire che la civiltà cresca ma semmai diminuisce».
«Non si è mai parlato di ricoveri coatti ed è evidente – ci tiene a precisare il sottosegretario – che la donna che vuole firmare le dimissioni può farlo e andare via dall’ospedale, ma la questione è proprio questa: si pone così un problema di responsabilità, poiché due pareri del Consiglio superiore di sanità affermano che l’aborto farmacologico non è sicuro allo stesso modo di quello chirurgico se avviene fuori dall’ospedale».
Inoltre, io e tanti altri, che frequentiamo la chiesa senza pregiudizi, abbiamo potuto sperimentare la presenza di innumerevoli sacerdoti, religiosi e religiose che ci hanno aiutato in tanti aspetti della nostra vita quotidiana e non finiremo mai di ringraziare loro e anche Papa e vescovi che ci illuminano e sostengono nel nostro cammino di fede e speranza!
sicuramente non lo ritrovo più nelle parole di una gerarchia ecclesiastica che invece di parlare con le persone minaccia (cosa poi) in modo del tutto gratuito e non lo ritrovo nemmeno nelle parole di chi si professa cristiano/cattolico ma vive cristianità/cattolicesimo come se si trattasse di un elite di persone e chi non vive e pensa allo stesso modo viene considerato meno di niente
Fonte:
http://www.corriere.it/politica/09_agosto_02/pillola_appello_obiettori_66124e26-7f72-11de-9b97-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano