Euro per euro, dente per dente. E crisi o non crisi, un odontoiatra tedesco ha preteso il pagamento delle sue prestazioni. Settecento euro per l’esattezza, a tanto ammontava la parcella per la costruzione e l’installazione di una dentiera. Se un cliente non paga un tutte le rate di un divano o di un’automobile, il mobilificio o il concessionario gli pignorano il bene. Ma se il prodotto a non essere stato pagato è invece una protesi dentaria come ci si comporta? Secondo il professionista tedesco allo stesso modo.
E così il professionista del trapano, inferocito per il conto non saldato, si è recato a casa della paziente e le ha strappato di bocca la dentiera che le aveva fatto. Venerdì 20 febbraio per questo episodio il professionista, 57 anni, che ha chiesto scusa in aula per la sua intemperanza, è stato condannato da un tribunale municipale di Neu-Ulm a pagare una multa di 6.000 euro. Il suo avvocato, ha raccontato un cronista del quotidiano locale Suedwest Presse che ha assistito all’udienza, ha letto una dichiarazione in cui esprimeva rimorso si scusava per l’aggressione, aggiungendo di aver perso la calma perché stressato per motivi personali e professionali. L’uomo ha detto che l’assicurazione della cliente non copriva la spesa. La donna, 60 anni, è apparsa in aula senza denti, dicendo di non volere una dentiera dopo lo shock causato dal gesto del suo dentista in casa sua.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330622
Titolo : Tag : Testo: di Marcello D’OrtaSe si va di questo passo, i quotidiani italiani dovranno avvalersi di una nuova figura di giornalista: il corrispondente di guerra scolastico. Naturalmente ciò vale anche per le redazioni dei tg. Una Carmen Lasorella, un Tony Capuozzo, un Franco Di Mare o una Tiziana Ferrario che ci informino dello svolgimento della battaglia in tempo reale: sullo sfondo una scuola, e nella scuola uno scolaro che spacca la testa a un insegnante, o un insegnante che scanna uno scolaro.La storia delle violenze in classe è antica come il mondo, basti ricordare che il maestro latino era detto Plagosus, e plagosus vuol dire «colui che sferza». Questa violenza era per così dire unilaterale, perché ad abbuscare (a prenderle) erano sempre gli alunni. I libri di Dickens (in particolare David Copperfield e Nicholas Nickleby) ne sono una testimonianza. Nell’Ottocento anche l’Italia si difendeva bene. Il sistema di punizione più utilizzato erano naturalmente le bacchettate, poi c’è stato il progresso, e con il progresso ci si è affinati. Così si è passati dal costringere l’alunno a stare in ginocchio su ricci di castagna, al chiuderlo nell’armadietto, dal pungerlo con una siringa al legargli le braccia dietro le spalle eccetera. Nella maggior parte dei casi, i ragazzi non riferivano ai genitori di queste punizioni, per paura di «avere il resto», ma poi è successo che col ‘68 gli alunni hanno preso coscienza del proprio corpo (prima erano incoscienti), e «il resto» lo hanno dato loro ai professori. Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330443
di Marcello D’OrtaSe si va di questo passo, i quotidiani italiani dovranno avvalersi di una nuova figura di giornalista: il corrispondente di guerra scolastico. Naturalmente ciò vale anche per le redazioni dei tg. Una Carmen Lasorella, un Tony Capuozzo, un Franco Di Mare o una Tiziana Ferrario che ci informino dello svolgimento della battaglia in tempo reale: sullo sfondo una scuola, e nella scuola uno scolaro che spacca la testa a un insegnante, o un insegnante che scanna uno scolaro.La storia delle violenze in classe è antica come il mondo, basti ricordare che il maestro latino era detto Plagosus, e plagosus vuol dire «colui che sferza». Questa violenza era per così dire unilaterale, perché ad abbuscare (a prenderle) erano sempre gli alunni. I libri di Dickens (in particolare David Copperfield e Nicholas Nickleby) ne sono una testimonianza. Nell’Ottocento anche l’Italia si difendeva bene. Il sistema di punizione più utilizzato erano naturalmente le bacchettate, poi c’è stato il progresso, e con il progresso ci si è affinati. Così si è passati dal costringere l’alunno a stare in ginocchio su ricci di castagna, al chiuderlo nell’armadietto, dal pungerlo con una siringa al legargli le braccia dietro le spalle eccetera. Nella maggior parte dei casi, i ragazzi non riferivano ai genitori di queste punizioni, per paura di «avere il resto», ma poi è successo che col ‘68 gli alunni hanno preso coscienza del proprio corpo (prima erano incoscienti), e «il resto» lo hanno dato loro ai professori.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330443