Caro Granzotto, il celebre film «Il Padrino» rese familiare un’espressione e cioè «essere ai materassi», il cui significato pratico conosciamo tutti. Perciò le chiedo: siamo ai materassi? Veltroni non fa che ripetere che il dialogo è finito, Berlusconi risponde che, dialogo o non dialogo, lui va avanti per la sua strada, Di Pietro attacca Veltroni e Napolitano, Casini si butta a sinistra, i girotondini mandano a «vaffa» destra, sinistra e centro e la magistratura manda in galera l’intero governo regionale abruzzese. Stante le cose, dunque le ripeto: siamo ai materassi?Sia gentile, caro Mancini: Pierferdy Casini me lo tenga fuori. Come trapezista, oggi qui domani là, non vale una cicca e pertanto nel Circo equestre della politica è come se non ci fosse. Anzi, le dirò di più: non c’è. Ciò detto pare proprio di sì: siamo ai materassi. E lo siamo perché il pur plebiscitato Walter Veltroni non è tutto questo granché e vale poco più del niente che vale Casini. Non è tagliato per fare il leader. Troppo loft che è come dire troppo loffio, fiacco, inconcludente. Ed è un peccato perché se teneva duro avremmo forse vissuto una stagione politica affatto nuova per l’Italia e gl’italiani: con un governo che governa e una opposizione di taglio britannico, versata nella critica costruttiva e capace, ove lo ritenga opportuno per il bene della nazione, anche di collaborare o, come si dice dalle nostre parti, di dialogare con la maggioranza.
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