Dopo poco più di due anni ho lasciato il Partito dei comunisti italiani. Mi è dispiaciuto doverlo comunicare al segretario dopo una discussione che ci ha visti su posizioni diverse e, per certi versi opposte, sulla strategia da intraprendere dopo la disfatta elettorale e politica di aprile. E vorrei spiegarlo ai lettori de l’Unità che più volte mi hanno scritto anche nelle ultime settimane, dichiarandosi d’accordo o, a volte, polemizzando con miei articoli su questo giornale. Nel 2005 accettai l’ipotesi di una candidatura nel Pdci alle imminenti elezioni politiche sulla base di tre punti essenziali: la lotta al berlusconismo che era al governo da quattro anni e stava trasformando, ma in maniera negativa, l’Italia; l’alleanza di centro-sinistra guidata da Romano Prodi; la difesa della costituzione repubblicana aggredita dalla destra di governo. Nei due anni di presenza in Parlamento ho lavorato con lo spirito e le parole d’ordine appena citate. Qualche volta ho dissentito dalle scelte del governo Prodi sulla questione sociale, sugli accordi con il centro-destra, sulla politica estera. Ma non mi sono mai sognato di mettere in discussione il sostegno al governo Prodi o la rottura dell’alleanza di centro-sinistra, unica barriera ancora oggi ipotizzabile contro il ritorno di Berlusconi e l’assunzione invece di un cammino diritto verso un’autentica rivoluzione democratica. Sono stato quindi deluso dalla direzione che ha assunto il Partito democratico guidato da Walter Veltroni che, nella campagna elettorale, ha attaccato soprattutto la sinistra, illudendosi di prendere così voti al centro e di vincere lo scontro con Berlusconi.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76482